Riflessioni e proposte per l’industria e il tessile di Martina Franca, dall’istituzione di una Zona Economica Speciale (ZES) al piano Recovery Fund.

Questa che pubblichiamo è una lettera aperta al sindaco di Martina Franca da parte di due imprenditori del tessile di Martina Franca: Mauro Gianfrate di Hevò e Massimo Gianfrate di Icoman. La lettera contiene alcune proposte di rilancio ed è stata inviata come contributo per gli Stati Generali dell’Economia.

Egregio Sig. Sindaco,

sono Mauro Gianfrate, cittadino martinese e giovane imprenditore nel settore tessile di Martina Franca. Appartengo a una famiglia che da quasi un secolo lavora con passione in questo settore contribuendo a tenere alta la reputazione di questa zona conosciuta e apprezzata nel mondo per le tradizioni e il sapere, oggi più modernamente detti expertise e know-how, legati a questo mestiere. Sono profondamente legato a questa terra e mi rammarico nel constatare come purtroppo si stiano perdendo opportunità preziose e non si ‘combatta’ per migliorare questo territorio dal punto di vista economico, culturale, industriale, paesaggistico.

Rivolgo quindi a voi alcune riflessioni in merito allo stato attuale della situazione nel nostro territorio unite a spunti di miglioramento relativi a situazioni in essere o da intraprendere ex novo sperando di suscitare un dibattito positivo in merito.

Premesso che le conseguenze economiche derivate dalla pandemia – che da oltre un anno affligge il mondo intero dal punto di vista sanitario, psicologico e, non da ultimo, economico – sono evidenti agli occhi di tutti e dureranno nel tempo, vorrei porre la vostra attenzione sul settore tessile e, più in generale industriale, di Martina Franca per rilanciare e promuovere il vero concetto di Made in Italy.

Negli ultimi anni purtroppo la manifattura italiana dell’abbigliamento è pressoché scomparsa: molti Gruppi sono migrati all’estero, o stanno per farlo, perché incapaci di sostenere gli elevati costi di produzione, manodopera e logistica sul territorio nazionale. Inoltre, spesso, si parla di Made in Italy in maniera poco appropriata. Dietro questa locuzione si cela un “made in zone italiane che sfruttano lavoratori esentasse che vivono e lavorano in condizioni al limite della legalità sotto tutti i punti di vista”.

Nel nostro territorio sono rimaste solo le produzioni delle piccole aziende locali o le produzioni delle Griffe di qualità solo perché le piccole quantità di questi marchi non vengono prese in considerazione nei Paesi a basso costo o perché ritengono del tutto immorale produrre capi di diverse migliaia di euro in stati dove uno stipendio medio è di circa 200/300 euro per una persona che cuce. Queste piccole aziende locali dovrebbero essere aiutate a portare avanti la loro attività e ciò che il loro prodotto promuove e salvaguarda: la manifattura italiana di qualità.

Da diversi anni si parla della possibilità di creare un’area ZES – zona economica speciale – nel territorio di Martina Franca: una zona speciale dove aziende già operative o di nuova costituzione possano beneficiare di agevolazioni fiscali e di semplificazioni amministrative. Io credo sia oggi giunto veramente il momento di concentrarsi su questa opportunità per tutte quelle aziende del territorio che in questi anni hanno cercato di sopravvivere ad una concorrenza sul mercato molto più competitiva rispetto al passato.

Per poter beneficiare al meglio dell’istituzione di un’area ZES non credo però sia sufficiente la sola istituzione della stessa: occorre investire su logistica e infrastrutture – ritengo siano molto importanti la nostra vicinanza al porto di Taranto e il collegamento tra mar Ionio e Adriatico – nonché su una massiccia azione divulgativa e culturale che possa aiutare a comprendere la reale importanza strategica, culturale, economica di questa terra.

Trovo molto attuale ciò che Filippo d’Angiò, circa 700 anni fa, disse a proposito della nostra cittadina: “Dunque, quando Filippo I d’Angiò divenne principe di Taranto nel 1294 il Castrum Martinae esisteva già ma era abbandonato, al chè egli decise di avviare delle strategie politiche al fine di incentivare lo sviluppo del castrum.” Trovo una forte similitudine tra quanto sopra e la nostra situazione attuale: Martina Franca per certi versi è abbandonata e mi auguro che possa tornare ad essere la Franca Martina descritta attraverso nuove strategie economico-politiche.

Come cittadino, padre e imprenditore ritengo sia molto importante creare nuovi presupposti affinché aziende tessili, e non solo, possano trovare in Martina Franca le giuste condizioni per creare un nuovo sviluppo sostenibile per le nuove generazioni.

Premesso ciò, di seguito riporto sinteticamente alcune spunti per poter migliorare le condizioni lavorative, economiche e di ‘vivibilità’ del territorio auspicando di stimolare delle riflessioni propositive in merito nell’interesse dell’intera comunità.

  • Istituzione di un tavolo di confronto periodico tra Istituzioni, Imprese e Associazioni di Categoria;
  • Istituzione di un’area ZES; per tutte le aziende del territorio non solo tessili
  • Integrazione con i Comuni limitrofi di Locorotondo, Cisternino, Ostuni e Alberobello, Grottaglie; “ unica città Valle d’itria
  • Realizzazione di uno Smart City Center;
  • Supporto alla transizione ecologica;
  • Realizzazione di nuovi insediamenti per i giovani che si trovano a lavorare in smart working: Trull House, albergo rurale;
  • Riqualificazione della circonvallazione non all’altezza del territorio circostante;
  • Riqualificazione della attuale circonvallazione, uno tra i migliori affacci sulla valle d’itria con soluzioni stile “bosco verticale in collaborazione con gli abitanti, adeguamento illuminotecnico
  • Tunnel “valle d’Itria” tra l’ingresso da Locorotondo all’uscita per Taranto per evitare l’attraversamento dei mezzi pesanti dal centro città
  • In riferimento al Piano Regolatore, individuazione di nuovi stili per un’architettura moderna che si integri con il territorio in chiave attuale;
  • Creazione di un albergo rurale di comunità che consideri il recupero di trulli, masserie e vecchie dimore periurbane e rurali secondo i moderni dettami della bioarchitettura;
  • Riforestazione ex-area industriale Consorzio Arte Moda, Preso in carico dal Comune;
  • Istituzione dell’Itria Valley volta a valorizzare territorio, paesaggio, cultura, turismo facendo sistema
  • Istituzione di un museo Valle d’Itria delle Arti Visive contemporanee
  • Formazione a tema con le aziende del territorio
  • Censimento dei Professionisti andando a scremare le attività ‘non serie’
  • Realizzazione di percorsi turistici o parchi naturalistici
  • Rivolgere attenzione e investimenti anche al turismo industriale (sett. tessile) come ad esempio fatto nella regione Toscana con gli Outlet e i bus organizzati
  • Appoggiarsi a un’agenzia di incoming in grado di creare pacchetti turistici innovativi a partire dalla cooperazione tra gli operatori turistici e le imprese dei settori caratterizzanti il manifatturiero Martinese
  • Metro di superfice “ferrovia sud est” che si colleghi in maniera veloce e puntuale con la nuova alta velocità.
  • Individuazione di un giusto sistema illuminante in stile per la città
  • Coordinamento delle insegne e delle regole estetiche dei negozi o delle aziende “alle volte imbarazzanti per il centro storico “
  • Trasformazione dell’area in degrado Pergolo in Arena Della Valle d’Itria, una sorta di complesso socio-sportivo,culturale, adatta al calcio come al Festival Della Valle d’Itria, come ai concerti e alle rappresentazioni Teatrali, con annesso centro commerciale.

Preziosi Approfondimenti da parte di Massimo Gianfrate

Terra

Martina è ricca di terra che in molti casi non viene coltivata, persiste la logica del “non conviene”. Dobbiamo con pazienza invertire questa rotta favorendo il reinsediamento di agricoltura locale, spinta sul mercato locale dal concetto di fondazioni di gruppi di acquisto locali. Potrai pagare la cicoria poco più di quella del supermercato della GDO ma almeno sai cosa mangi.

La nuova edilizia

il secondo anello della città, quello che era la prima periferia è tutto da restaurare, riqualificre, rendere sostenibile. Allargare ulteriormente con cubature su nuovi terreni ed abbandonare il nucleo sarebbe un disastro. Sarebbe bene vedere un futuro dove imitare “la giapponese” consuetudine di abbattere l’obsoleto e ricostruire l’efficiente. Tutto quel che viene rinnovato deve essere energeticamente quasi autosufficiente, dai tetti coi pannelli, alle caldaie intelligenti agli impianti idraulici che recuperano l’acqua piovana per gli sciacquoni.

La nuova contrada

si riattivi la mobilitazione per ripensare o ripescare il positivo effetto socio-economico delle contrade. Una volta pullulavano di vita, oggi tristemente simoleggiate dalle vecchie scuole rurali malamente occupate. Fornendo certamente una sistemazione ai bisognosi inquilini, le vecchie scuole rurali tornino a vivere divenendo dopo i restauri centri culturali, filiali di enti, attività economiche come ad esempio “rifugi di contrada” per il turismo . La città deve tener conto che le contrade vigilano sul vasto territorio e si meritano anche una nuova visione, che includa connessioni pubbliche a favore del ripopolamento

Il nuovo agro

rispolverando le cartine militari, scopriremo innanzitutto la meravigliosa vastità del nostro territorio ricco di boschi contrade masserie e terreni ma ci accorgeremmo che il territorio è fitto di piccoli “passaturi” detti sentieri regi che guarda caso se percorsi collegano incredibilmente una zona ad un’altra. Attualmente casualmente patrimonio di bikers appassionati, queste vie di collegamento se riesumate e restaurate sarebbero uno degli ingredienti di un turismo rurale di alto livello, altro che solo il sentiero dell’acquedotto.

Efficienza immobiliare

Il rapporto tra cittadini e cubatura in città è incredibile. Ciò è causato da una esagerata presenza di proprietà private abbandonate, non utilizzate. La nuova economia dovrebbe ambire ad aggravare il peso delle imposte a coloro i quali hanno e non usano. Il meccanismo immobiliare in città non fa spesso incontrare domanda e offerta a causa di richieste economiche esagerate in confronto alla qualità del bene in trattativa. Riaccendiamo dunque l’economia immobiliare. I canoni si devono abbassare. E’ ingiusto sporcare di abbandono e trascuratezza il territorio dando solo scontato che la proprietà privata sia sacra. Fino ad un certo punto! perchè nel momento in cui la trascuri, l’abbandoni e mi guasti il territorio io te la tolgo o faccio in modo di togliertela o ti incentivo a togliertela.

La nuova cultura

La posizione favorevole della città e le sue caratteristiche rendono Martina una nuova “Siena del Sud” capace di ospitare nel suo territorio L’Università Valle d’Itria, un nuovo Polo mediterraneo universitario, a solo un’ora di volo da Istanbul per ospitare nuove facoltà e indirizzi di studio d’avanguardia. Diamo attenzione a questo punto perchè potrebbe anche darsi che dopo la pandemia 2020 sarà forte intenzione dei poli universitari e scientifici di creare degli hub periferici a quello centrale

La nuova “cosa pubblica”

L’abbandono è una parola non solo da attribuire nel concetto di proprietà privata, ma anche molto in rilievo alle cose di proprietà comunale. Parco Pianelle, Parco ortolini, auditorium, parchi di quartiere, le stanze enormi dell’inconprensibile palasport martinese, il macello comunale e tante altre proprietà comunali completamente improduttive, inutilizzate, antieconomiche. occorre dare in affidamento quello che il comune non è capace di gestire e di rendere prezioso e funzionante. Il nostro comune attende erogazioni per le risitemazioni in attesa che dopo dieci anni si rifinanzi ed intanto nulla vi è stato pensato per farlo funzionare.

La nuova industria

Se non vogliamo far fuggire dal nostro territorio (come tanti) aziende ad emissioni zero e dà occupazione molta come già sta accadendo, inconsapevoli che siamo già svantaggiati dalla lontananza da vie autostradali occorre che Martina Franca reincontri sulla sua strada la parola ZES. Occorre inoltre effettuare l’ultima ma decente riqualificazione della zona km2,2 rendendola funzionale e di avanguardia. Occorre censire i capannoni privati in stato di abbandono ed avviare un processo di inasprimento verso coloro che hanno ma non usano in favore di transazioni agevoli verso chi ha bisogno di spazi e si trova a non saper dove allocarsi. Il non uso, la trascuratezza e l’abbandono costituiscono un’offesa alla cosa pubblica.

Le nuove connessioni

Martina è bella da vedersi sulla cartina geografica, ombelico tra bari e taranto… peccato che un centro diviene strategico se l’asse è percorribile o se vi sono logistiche efficienti. Martina invece sotto questa dimensione vive con sofferenza la sua posizione. Occorre lavorare per avere trasporti pubbilici più a passo coi tempi (in tutti i sensi); a bari si deve arrivare almeno due volte al giorno in un’ora con un trasporto pubblico. Martina ad oggi, senza una circonvallazione, non renderà fruttifero l’investimento dell’intervento sul versante tarantino della ss172 perchè nessuno che fa trasporto ha voglia di perdere 30 minuti a viaggio in mezzo a martina franca, che per colpa di due ponti e di due snodi fa ancora entrare in città il traffico pesante.

Il nuovo turismo

E’ il turismo esperenziale l’asse da perseguire per il futuro. Qui a Martina si registrano crescite rispetto al passato delle presenze e quindi delle entrate turistiche. Ma in rapporto alle risorse che possiamo offrire siamo solo agli inizi. Sarebbe auspicabile che nel futuro quando arrivi a leggere di Martina Franca su una guida turistica si potesse leggere tanto, non solo di un festival lirico, ma di percorsi natura, feste di contrada, shuttle turistici nell agro, giri incantevoli tra vicoli, degustazioni, esperienze in masseria, esperienze agricole, ecc ecc. Occorre lavorare molto alla base del significato di turismo. Oggi da noi il percepito è 4 eventi piazzati, un ufficio turismo e non di più. Il turismo qui in città non solo va fatto crescere in estate ma abbiamo tutte le risorse per prolungare la stagione mediante l’esperenzialità.

La nuova arte

Il centro storico della città è barocco allo stato puro. In Puglia secondo solo a Lecce merita di essere rimesso al centro delle strategie. Socialmente il centro antico per ragioni individuabili nei paragrafi precedenti (abbandono scontato) è diventato un quartiere sporco,con escrementi di piccioni dappertutto e ratti,  poco abitato, la mancanza di visione non lo rende un centro percorribile in tutti i suoi rioni. E’ diventato trendy solo per la movida locale. Il fenomeno preoccupa quando invece dovrebbe preoccupare che tale non è bilanciato da nessun’altra iniziativa. Il centro storico si merita di tornare “la martina vecchia ma bellissima” che è a partire da un regolamento sul decoro, ai ripristini alle sanzioni a chi non mantiene decoroso i prospetti delle proprietà private. Anche il centro antico di Martina si merita una menzione nelle migliori guide turistiche non solo per una basilica ma per una folta rete di strade cunicoli, vicoli e nchiostre.

Il food delizioso

Tradizione casearia, enologica, capocollaria devono continuare lungo un percorso virtuoso. Rientrino questi capolavori di economia del gusto in percorsi enogastronomici superpromossi. Si stimolino questi imprenditori a cooperarsi per attegiamenti di mercato più ambiziosi dove la forza del singolo piccolo imprenditore potrebbe non bastare

Riconoscendo Gli sforzi che l’assessore Maggi sta facendo per aiutare la zona Produttiva e commerciale a superare questa impasse , vi ringrazio per l’attenzione.

Mauro Gianfrate hevò srl

Massimo Gianfrate Icoman srl