Come guidare Vogue Japan da un trullo. Intervista a Anna Dello Russo

Come iniziare questo articolo? Si potrebbe dire che quando si sosteneva, nel 2012, che la Valle d’Itria sopravviverà alla fine del mondo, forse si intendeva dire che mentre intorno tutto muta velocemente, questo pezzo di mondo riesce ad offrire serenità e tranquillità. Oppure si potrebbe iniziare raccontando di come possa capitare di incrociare lungo qualche stradina tra Martina Franca, Locorotondo e Cisternino una donna che si allena ma che in realtà è la direttrice dei Vogue Japan, ovvero una delle giornaliste di moda più influenti al mondo, capace, con un cenno, di portare su in cima un brand o uno stilista, e viceversa.

Superato il problema dell’attacco con questo artificio retorico, passiamo ora alla ciccia della questione. Abbiamo intervistato Anna Dello Russo sul tema dello smart working, ovvero della possibilità di dirigere una rivista di moda internazionale da un trullo. In sintesi, se non avete voglia di leggere tutto, possiamo dire che il segreto è la leggerezza, così come i nomadi abituati a spostarsi in continuazione, è necessario trovare il giusto equilibrio. Tecnicamente, sostiene Anna Dello Russo, ogni volta che si deve decidere qualcosa bisogna fare in modo che “la monge e la ponge“.

Sono tredici anni che sono in smart working” ci dice al telefono, mentre fuori c’è un tramonto bellissimo, “Ho sempre detestato la stanzialità e già all’epoca con la tecnologia si poteva fare molto. Amo la possibilità di poter gestire meglio il mio tempo: dedicarmi alle mie cose oppure concentrarmi sul lavoro. Il mio lavoro e quello del mio team e principalmente creare set, e questo possiamo farlo stando ovunque“.

In giro da tredici anni, durante il lockdown si è trasferita stabilmente in Valle d’Itria: “Ho portato tutto qui: fotografi, truccatori, modelle… Ho fatto il location scouting, perché qui ci sono luoghi straordinari in quantità. Per un progetto abbiamo scelto ad esempio la masseria Le Carrube, trasformandola nel nostro headquarter. Avevamo un piccolo mondo. L’abbiamo trasferito fisicamente in Puglia. Questo è il mio modo di lavorare, da 13 anni“.

Certo, uno pensa, è facile fare smart working quando ti occupi di comunicazione, ma non è proprio così: “È una questione organizzativa, tutto diventa più faticoso e soprattutto non hai con te un ufficio che ti supporta. Ma con questa modalità di lavoro è possibile dare valore al proprio tempo. Lo dico da barese, la soluzione deve essere la monge e la ponge. Vivendo qui si guadagna qualcosa ma si perde altro. Nel mio caso si perde l’opportunità di curare le mie relazioni. Il mio lavoro è bellissimo, ma c’è una macchina organizzativa impressionante. Devo tenere a bada decine di persone, devo far quadrare i conti. Il nostro lavoro è al 50% creatività e 50% metodo e disciplina. Lo smart working è intelligente: è facile stare in ufficio con la struttura, ma è più difficile organizzare tutto in mezzo ad una campagna. Con lo smart working non puoi delegare, e devi trovare la strada più corta. Le location le trovo andando a camminare ogni giorno. Faccio io la produzione. Così risparmio e velocizzo“.

La presenza (e il lavoro) di una personalità come Anna Dello Russo in Valle d’Itria, impone una riflessione. In generale è lo smart working che impone un ragionamento sul nuovo rapporto che si crea tra lavoratore e territorio. Una nuova simbiosi, una relazione da scoprire, una opportunità che va compresa. Se la presenza della direttrice di Vogue Japan in Valle d’Itria, permette di trasformare all’improvviso una masseria in un set di alta moda, bisogna comprendere in che maniera questa straordinaria opportunità può essere volano per nuove strade di sviluppo sociale ed economico.

La scelta della Valle d’Itria da parte di Anna Dello Russo non è casuale. Nata e cresciuta a Bari, il rapporto con la Puglia è qualcosa di naturale e la Valle d’Itria è luogo ideale per chi lavora e vuole vivere bene e in bel posto. “Ogni giorno mi sorprendo di quante persone vivono qui, di quanti stranieri” ci racconta, “Questo è un posto incredibile che non smette mai di stupire“.

Il triangolo tra Martina Franca, Locorotondo e Cisternino come luogo di elezione per tantissimi che vogliono vivere in posti bellissimi e accoglienti, ma questa nuova attenzione può avviare processi di gentrificazione? E se sì, come proteggersi? Domande aperte, ma la Dello Russo ci offre uno spunto: “Non dobbiamo mai smettere di essere accoglienti. Accoglienti verso le diversità, favorendo lo scambio tra chi arriva e chi sta. Qui si sta bene, perché ci sono aziende che danno lavoro, e c’è un gran senso di civiltà“.

Un popolo di formiche, come ci definì Tommaso Fiore, operoso, pratico, ordinato. La Valle d’Itria è fatta dal rapporto tra la natura e il lavoro dell’uomo, cosa sono i muretti a secco se non il tentativo di dare razionalità a lame e colline, a campi e boschi? Cosa sono i trulli se non il tentativo di vivere nella pietra dura, ferrosa, di cui la valle è piena? Ma è lo sguardo altro a dare valore a questi luoghi, non perché abbiamo bisogno di riconoscimenti esterni, ma per evitare di desiderare qualcosa che non ci appartiene, di alieno, una via di sviluppo che porti invece distruzione e desertificazione. C’è bisogno che Anna Dello Russo ci dica quanto è straordinario questo territorio? Sì, perché non ci venga in mente di asfaltarlo per poterci correre in auto, o spianare masserie per impiantarci ipermercati. Ma soprattutto perché è dalla contaminazione che nasce la bellezza.

L’accoglienza è la chiave, ma non vorrei che il troppo turismo e la troppa industrializzazione possano portare alla rovina. Bisogna trovare l’equilibrio, tra il buon turismo, quello residenziale. Porta economia e ricchezza. La Valle d’Itria è piena di gente che vive bene, rispetta la natura. È una situazione perfetta. Questo è il triangolo d’oro. A volte mi chiedono che si fa tutto il giorno in un trullo. Spiego che è uno stile di vita diverso, ecologico, sostenibile. Promuovo questo stile di vita, pianto un seme. Ora sono qui, tra gli ulivi, in un tramonto bellissimo. Mi sento privilegiata, se questo è il futuro, ecco le radici. Dobbiamo accogliere chi ci elegge come domicilio per uno stile di vita migliore“. La monge e la ponge.

Massimiliano Martucci